Premio Civilitas 2015

Sezione nazionale/internazionale

Cittadini dell’Isola di Lampedusa

Se pensi a questo pezzo di paese Italia, non puoi non vedere davanti ai tuoi occhi il suo mare azzurro, la sua natura dolce e selvaggia, che ti accoglie con mille sorprese. E allora sogni. Sogni passeggiate, il sole che ti riscalda, un buon bicchiere di vino e un panino gustati seduto su un dondolo, mentre il vento di brezza ti regala il profumo delle alghe misto a quello dei fiori di zagara. Vorresti essere lì, in vacanza, in riva al mare. Lampedusa è così per molti: una terra di vacanza da sogno. Lampedusa, però, purtroppo, non è solo la terra del relax. E’ anche, un lembo di terra lontana dove molti tentano di far approdare i sogni, le speranze, il futuro della propria vita. Per questi uomini, donne, bambini, arrivarci non è facile e il prezzo da pagare è alto.

Mohamed, un giovane sudanese dei Monti Nuba, ci è approdato tenendo sua moglie Safia tra le braccia. Voleva ripararla dal freddo. Non si era accorto, o non voleva accorgersene, che il freddo gliel’aveva portata via. Giunto a terra, con il suo carico di enorme dolore, ha scoperto quello che dell’isola, tu turista, non avresti mai immaginato: il suo grande, grande, grande cuore. Ha trovato Chiara, lampedusana doc, che tutti i pomeriggi insegna italiano ai gruppi di tunisini che si alternano, giorno dopo giorno, nella sede dell’Askawusa, nella piazzetta dell’ufficio postale di Lampedusa. Insegna italiano, Chiara e dà informazioni utili circa la permanenza sull’isola. Poi, collabora nella distribuzione dei pasti a mezzogiorno e alla sera.

Un negozio di abbigliamento chiuso diventa centro di distribuzione di abiti per garantire il cambio alle persone in arrivo. Allo stesso modo viene allestito il piazzale davanti alla chiesa. La parola d’ordine è autogestione, intesa come “intanto cominciamo ad aiutarli noi”. E l’autogestione funziona, funziona davvero. Funziona per l’acqua e per le docce, per il cibo per l’arrivo dei soldi all’ufficio postale, per le coperte, per le pulizie, persino per la gestione dei rifiuti. Così la signora Maria scende con piatti di uova strapazzate per chi è impegnato nella pulizia della piazzetta. In pochi minuti arrivano altre scope e palette, sacchi dell’immondizia e altri volontari.

Annalisa segnala che comincia a scarseggiare l’acqua potabile. Riempire una cisterna costa 30 euro. Garantire l’acqua per tutti è complicato e dispendioso, ma ci si riesce e si va avanti, tutti uniti, tutti insieme. “Le vite dei nuovi arrivati valgono più di un momento di difficoltà”, spiega.

Servono con urgenza traduzioni dall’arabo all’italiano e viceversa. Occorrono per far capire a chi è appena sbarcato cosa sta succedendo, dove, specie quando la notte è fredda, può dormire. Arrivano tre giovani lampedusani., Due di loro si tengono per mano. Aiutano con il sorriso sulle labbra, nella speranza di far nascere un sorriso.

A dispetto delle difficoltà e della tragicità della situazione sono queste le scene di vita quotidiana che si vivono normalmente sull’isola, dove i migranti circolano spesso disorientati, completamente spaesati, cercando un punto di riferimento, soprattutto, nei cittadini.

Il centro di accoglienza lampedusano i primi giorni dopo l’apertura è esploso per l’eccedenza dei migranti che hanno di gran lunga superato il numero della popolazione.

Inizialmente, una zona dello stesso centro era stata adibita all’accoglienza delle donne e dei minori non accompagnati. Ma l’aumento degli migranti ha reso necessario l’individuazione di un nuovo luogo per l’accoglienza dei più vulnerabili.

Il Comune non esita e pone a disposizione , il Museo del mare, poco dopo, a sua volte, ingestibile. Il Comune cerca nuovamente. Trova, propone e concede. E dove non arriva lui c’è ancora il cuore dei lampedusani, che sanno farsi carico anche dell’emergenza nell’emergenza.

Significative appaiono, ad esempio, le parole di un pescatore che ha voluto restare anonimo, di fronte all’ennesimo naufragio:

“Non sono cadaveri. Sono uomini che hanno il diritto al rispetto che si deve ad ogni vita e a tutti gli uomini. Sono uomini di coraggio, sacrificatisi per il coraggio di aver voluto cercare una vita migliore”.

Si ferma un attimo. Fa il segno della croce e poi aggiunge:

“Se non glielo regala nessuno, un luogo dove poter serenamente riposare glielo regalo io” … e si allontana piangendo. Accanto a lui c’è Pietro, per tutti “il medico dei salvataggi”, che ha rischiato la vita qualche anno fa, ma che alla salvaguardia della vita non vuole rinunciare. “Li avremmo potuti salvare, sussurra”, scuotendo il capo. “Venivano dal Ghana, dal Niger, dalla Costa D’Avorio. Erano ragazzi. Sono morti d’ipotermia. Fin quando avrò forze lotterò in tutti in modi per la loro vita, per la loro dignità di uomini”.

Di fonte a tutto questo, e a quello che, volendo, potremmo raccontare in pagine e pagine, scopriamo che i lampedusani danno a tutta l’Italia e non solo, una grande, immane lezione di civiltà, che dovremmo fare nostra se veramente crediamo che il mondo possa trasformarsi in un luogo dove l’uomo sa aiutare l’uomo, rispettare l’uomo, crescere insieme agli altri uomini nella comune ricerca di un futuro degno di chiamarsi vita.

Sezione alla memoria

Riccardo Possamai

Riccardo Possamai era funzionario del Comune di Conegliano, dove per anni è stato a Capo della Segreteria del Sindaco, e negli ultimi anni anche dell’Archivio Comunale. Persona straordinaria, riferimento sicuro e affidabile per cittadini, Istituzioni e Associazioni, era membro dell’Associazione Dama Castellana e consigliere della Federazione Italiana Giochi Storici. Dal 2005 era diventato anche “Maestro del cerimoniale”, e insegnava agli addetti alle segreterie al Centro Studi Amministrativi della Marca e all’Unione Province del Veneto. Persona unica, sia professionalmente che umanamente aveva fatto degli altri la sua ragione di vita. Non si negava mai, neanche quando il male lo stava definitivamente imprigionando. “Perché io sono solo se posso essere di aiuto agli altri”, spiegava, aggiungendo poi …”come altri hanno aiutato me ad esserci”. Come ha ricordato il Sindaco della Città di Conegliano nel giorno delle esequie, Riccardo, con il suo carattere forte, la sua profonda umanità, la sua grande onestà, ha saputo completare chi a lui stava vicino, lasciando ai molti che hanno avuto la fortuna di conoscerlo la lezione di uomo volonteroso e onesto, dall’ingegno che non si ferma mai e con la sua prematura scomparsa un incolmabile vuoto. Con il suo agire silenzioso, poi, ha regalato a tutti una grande lezione d’amore verso la vita, la famiglia, le persone, la Città, che si sente profondamente colpita per il suo non esserci più fisicamente e che sente forte in se stessa il desiderio e il dovere di indicarlo a tutti, per sempre, come “esempio da imitare di uomo e di cittadino”.

Don Pietro Braido

Il suo nome è strettamente legato a don Bosco e all’Università Salesiana, di cui è stato anche il rettore. Di lui si dice: «Dire don Bosco educatore è dire don Braido». Tanti sono i “capolavori” confezionati dalla sua intelligenza fertile e instancabile che si è totalmente dedicata all’approfondimento della figura di Don Bosco e della sua pedagogia in particolare, oltre che della sua spiritualità. Fu uno dei pionieri, accanto a don Carlos Leôncio da Silva, dell’Istituto di Pedagogia creato nel 1940 in seno alla Facoltà di Filosofia di Torino-Rebaudengo: dagli inizi degli anni ’50 l’Istituto crebbe in qualità ed estensione, grazie appunto a don Braido che coordinò un gruppo di giovani salesiani professori come don Luigi Calonghi, don Vincenzo Sinistrero, don Gino Corallo, don Pietro Gianola, don Pier Giorgio Grasso ed altri professori e collaboratori che proseguirono l’opera sino a farla diventare “Facoltà di Scienze dell’Educazione” alla quale si sono formati schiere di salesiani e di Figlie di Maria Ausiliatrice di tutto il mondo. Lui, sacerdote dal cuore grande, è anche all’origine della rivista “Orientamenti Pedagogici” che ad ottobre 2014 ha celebrato il suo 60° anniversario di fondazione. Il motto di Don Braido era “prevenire non reprimere” e in questo senso educava i suoi ragazzi offrendo opportunità, portandoli a conoscere per capire, aiutandoli, anche oltre il suo ministero sacerdotale, nei percorsi di crescita e di vita che dovevano portarli ad essere onesti cittadini in società eque, giuste, partecipative e solidali.

Gina Da Soller

Per tutta la sua vita ha generosamente e silenziosamente prestato, con discrezione, la sua opera in favore delle persone in difficoltà. Lo ha fatto singolarmente, o collaborando con Associazioni varie, come, ad esempio nella piccola struttura chiamata “La Strada”, che si trova presso l’incrocio del cimitero di Ceneda. In questa struttura, concepita come una piccola famiglia, dove c’era e c’è tanto bisogno di volontariato generoso, competente e prudente, Gina ha prestato la sua opera discreta ed efficace. La sua presenza silenziosa di mamma dolce e forte è stata determinante per creare quel clima di fiducia relazionale atto a favorire nei giovani la voglia di intraprendere un serio programma di recupero secondo il “progetto uomo”, lì messo a punto. E ancora, ricordiamo il suo impegno in favore degli ospiti della “Piccola comunità” di Conegliano e il suo essere stata membro attivo del punto d’ascolto di Vittorio Veneto per il sostegno ai familiari di giovani problematici nello stile della profonda condivisione. Infine, Gina va segnalata, anche se non avrebbe voluto che ciò divenisse di pubblico dominio, per aver ospitato nella propria casa, per diversi anni, giovani bisognosi di vivere e recuperare un vero senso della famiglia. Tutto questo, in una personale situazione di malattia che l’ha accompagnata per gran parte della vita. “Ho fatto delle esperienze che mi hanno dato tanto; ho avuto la fortuna di incontrare tante belle persone; ho ricevuto molto; Andrò avanti finché Dio vorrà”, diceva con l’entusiasmo del primo giorno a chi gli chiedeva perché si adoperasse tanto.

Stefano D’Agostin

Stefano era persona sempre disponibile, sollecita, sorridente, che ha saputo convivere con la grave malattia che lo affliggeva fin dalla nascita, con serenità, senza lamentarsi e protestare e con un’umanità che lo rendeva, agli occhi di chi lo avvicinava, qualcosa di unico e speciale. Seppur costretto sulla sedia a rotelle, spesso collegato ad un’apparecchiatura per la ventilazione, con la sua presenza riusciva sempre ad infondere gioia, speranza e voglia di vivere. Negli anni si era conquistato autonomia e indipendenza e il suo coraggio e la sua forza sono stati di così grande esempio per la collettività che l’Università di Padova ha pubblicamente annunciato che si farà promotrice perché gli sia riconosciuto l’attestato di Studio. Mentre brillante e fervida Stefano è stato, seppure nel breve arco della vita, un esempio luminoso di forza di volontà nel perseguimento degli obiettivi, nel voler arrivare sempre e comunque, nello spronare se stesso e gli altri a crescere ed affrontare il futuro. Il futuro non gli è stato amico, ma lui, come ricorda una sua ex insegnante, ha saputo veramente trasmettere tantissimo, indicando a molti la via della fiducia, della perseveranza, della disponibilità, la gioia di vivere, di credere, di progettare, di esistere.

Sezione Bambini 

Gregorio Gasparini e Gideon Aduhene Asante

Gregorio, italiano di nascita e Gideon, originario del Ghana, sono due amici, compagni di classe presso un scuola Coneglianese. Sono così legati uno all’altro che la felicità o la tristezza dell’uno, diviene analogo sentimento anche per l’altro. Tra loro c’è amicizia vera, c’è comprensione vera, c’è affetto sincero e grande sintonia. Un giorno Gideon confida al suo amico del cuore del suo papà e delle difficoltà che a causa della mancanza di un lavoro del babbo vive la sua famiglia. In casa, con Gideon, ci sono altri quatto fratelli e vivere è diventato difficile con l’unico stipendio materno. Gregorio fa sua la difficoltà familiare dell’amico e a casa ai genitori chiede: «Possiamo fare qualcosa per il papà del mio amico che è senza lavoro?». Si è così formata una catena di solidarietà, che, spronata dall’entusiasmo di Gregorio, aiutato da Gideon, ha permesso al quarantenne ghanese, papa di Gideon, di trovare occupazione, dando così alla collettività tutta un esempio straordinario di integrazione tra genti e popoli.

Sezione Giovani emergenti

Giocatrici IMOCO Volley Conegliano

Grande e consolidata realtà del mondo pallavolistico nazionale e non solo, le ragazze dell’Imoco Volley Conegliano con il loro essere squadra, il loro impegno, la straordinaria disponibilità al dialogo e al confronto hanno saputo far avvicinare al loro sport migliaia di appassionati che con affetto, incitamento e passione le seguono nell’avventura sportiva. Le ragazze dell’Imoco, però e questo forse non tutti lo sanno, sono persone uniche non solo nello sport ma anche nella quotidianità della vita dove, mai, si sottraggono dal mettersi in gioco per promuovere i valori della solidarietà, della tolleranza, del rispetto della cultura, della vita e dell’uomo. Lo fanno, facendosi testimoni fattive e concrete, presso le scuole e non solo, nella promozione della cultura sportiva verso i giovani, camminando al fianco delle persone in difficoltà, partecipando, con contagioso entusiasmo, alle iniziative di sensibilizzazione verso le malattie oncologiche del mondo femminile (ricordiamo, ad esempio, l’impegno con la LILT nella lotta al tumore genitale femminile), alle campagne in favore dei ragazzi con disabilità e altro ancora, mettendoci la faccia, senza paura, ogni qualvolta ci sia da dare una mano, lanciare un messaggio, lasciare un segno che contribuisca a dare maggiore e migliore senso alla vita, alla dignità del vivere, alla tolleranza, al rispetto della cultura e dei valori dell’uomo. Tanti giovani, nell’indicare “le pantere” come le rappresentanti più amate dello sport, giustificano la loro scelta spiegando che dalle beniamine sportive hanno anche tratto esempio ed insegnamento per affrontare la vita. “Volevo mollare. Ma loro, e mi piacerebbe lo sapessero, mi hanno insegnato che la vittoria nella vita, come nello sport, si ottiene solo con grande volontà e impegno. E’ stato grazie a loro se ce l’ho fatta”, ha affermato un giovanotto ora guarito da una seria patologia. E se è vero che l’esempio costituisce uno degli strumenti più importanti ed incisivi per far passare il messaggio di un mondo nuovo e migliore, allora le ragazze dell’Imoco e con loro la società Imoco Volley Conegliano, per gli esempi che sanno concretamente e silenziosamente dare vanno sicuramente additate alla collettività, perché anche da queste ragazze possa trarre forza e coraggio per aspirare a quei cambiamenti che la rendano più giusta e migliore.

Bastanzetti Emanuele

Emanueleha iniziato lo studio del violino all’età di otto anni. Attualmente frequenta il 10° corso di studi presso il conservatorio Tomadini di Udine sotto la guida di Giuliano Fontanella. Nell’anno 2009/2010 ha frequentato l’Accademia di Alto Perfezionamento di Fiesole sotto la guida di Felice Cusano aggiudicandosi una borsa di studio. Ha partecipato a diversi concorsi nazionali ottenendo sempre il primo premio. Nel 2003 si è aggiudicato il primo premio assoluto al Concorso Nazionale Città di Massa e al Concorso Giovanni Campochiaro di Catania. Nel 2005 analogo premio ha ottenuto al Concorso Castiglione delle Stiviere, assieme al premio speciale come miglior solista fra le varie sezioni. Sempre nel 2005 è stato primo premio assoluto al concorso Pia Tebaldini di Brescia e alla prestigiosa Rassegna Nazionale d’archi di Vittorio Veneto, dove si riconferma nel 2008 e nel 2010 conquistando in quest’ultimo anno anche il Gran Premio Permasteelisa tra i vincitori della stessa sezione di viola, violino e violoncello. Nel 2009 è finalista al Concorso Violinistico Internazionale Andrea Postacchini. Come solista si è esibito in diverse sale da concerto nazionali e internazionali , riscuotendo sempre e ovunque consenso critica e di pubblico. Nell’anno 2012 ha superato l’audizione per l’ammissione al corso internazionale di alto perfezionamento violinistico sia presso la prestigiosa Royal Academy of Music di Londra, che presso il Royal College of Music della stessa capitale inglese, optando per la prima, dove ha iniziato a frequentare i corsi nel settembre 2013.

Patelli Alessandra

Alessandra Patelli, coneglianese, studentessa di medicina presso l’Università degli Studi di Padova, è una delle atlete di punta del settore canoistico italiano. Oro, in doppio nelle categorie esordienti e Under 23, nel 2014 ha conquistato l’argento in singolo e nel quattro di coppia ai campionati italiani assoluti. Nello stesso anno, successi di rilievo internazionale, l’hanno consacrata come la rivelazione del settore canoistico femminile.

Nonostante la giovane età può vantare già un medagliere di livello assoluto, con 4 ori, 12 argenti, dei quali uno mondiale e uno europeo e 2 bronzi. Quello praticato da Alessandra è uno sport che richiede agli atleti un continuo ed intenso lavoro di preparazione e duri sacrifici, che lei ha saputo e sa affrontare quotidianamente nella consapevolezza che nessun risultato è impossibile se cercato e coltivato con la caparbietà, l’impegno e l’abnegazione. Questo lo racconta anche nelle scuole, dove spesso si reca come testimonial (ricordiamo, a Padova, la sua partecipazione a “Il campione della porta accanto”), a dimostrazione di come si possa coniugare lo sport con lo studio e con l’impegno concreto e attivo nella società. Mi ha insegnato che “con la condivisione della fatica ogni differenza sociale viene azzerata e che la società dovrebbe prendere esempio dallo sport”, racconta un ragazzo che l’ha incontrata. Lei, che da sportiva punta a Rio de Janeiro 2016, a una società più giusta e migliore ci crede davvero e lo dimostra, giorno dopo giorno, con la sensibilità e l’umanità che la contraddistinguono, senza mai porsi, nonostante il successo televisivo e mediatico raggiunto, su un irraggiungibile piedestallo, ma piuttosto rimanendo in mezzo alla gente come stimolo ed esempio nel perseguimento del vivere, nella voglia di combattere per raggiungere e realizzare, nella valorizzazione della persona e della vita.

Sezione civiltà nella comunità

Maurizio Zanetti

coneglianese d’origine, è Prof. di medicina presso l’Università degli Studi di San Diego in California (Stati Uniti d’America). Presso l’Università ricopre diversi incarichi, tra i quali spicca, in particolare, quello di direttore del laboratorio universitario di immunologia. Il laboratorio, struttura all’avanguardia di livello mondiale, indaga il sistema immunitario e il modo per manipolare la risposta immunitaria, utilizzando strumenti immunochimici e cellulari, insieme con tecniche di biologia molecolare e di analisi genetica. Questo, per indagare la natura di alcuni aspetti della risposta immunitaria e, contestualmente, sviluppare nuovi modi per regolare la risposta immunitaria contro il cancro e gli agenti patogeni virali. Nell’ultimo decennio laboratorio ha fatto scoperte di straordinaria importanza, come, ad esempio, l’interazione cooperativa tra due cellule CD4 T, la immunogenicità della telomerasi trascrittàsi inversa nell’uomo e la scoperta inaspettata che lo stress del reticolo endoplasmatico è trasmissibile da cellule tumorali alle cellule mieloidi.

Questi risultati hanno contribuito a migliorare notevolmente i metodi di cura e le risposte immunitarie dell’organismo dei pazienti. Uomo dalle straordinarie capacità mediche ed umane, profondamente impegnato nella lotta in favore della vita e del miglioramento della vita delle persone, fattivamente vicino a chi soffre e alla sofferenza, il Prof. Zanetti, rappresenta l’amico cui affidare, con serenità e fiducia, tutti i giorni, i sogni, le speranze, la propria voglia di vivere e di continuare a vivere.

Pavan Daniele

Da più di trent’anni Daniele Pavan è bibliotecario presso la Biblioteca di Spresiano, che, con dedizione e passione assoluta, ha trasformato da piccolo luogo di cultura a uno dei più ricercati punto di riferimento del territorio, non solo spresianese. Persona attenta e disponibile, Davide ha seguito e segue con la stessa passione tante associazioni locali, indirizzandole, consigliandole e, qualora necessario, spendendosi in prima persona, anche pagando di tasca propria, per permettere loro di realizzare, di arrivare al completamento dei progetti prefissati. Analoga cosa fa con tanti studenti, che aiuta nel silenzio, spronandoli nello studio e, quando occorre, lavorando assieme a loro. Sicuro punto di riferimento per la collettività, le sue grandi doti umane ha saputo farle emergere e continua a farle emergere, giorno dopo giorno, coltivando progetti, presenze ed iniziative, aiutando, consigliando, partecipando alla vita di chi gli sta vicino e di chi a lui si rivolge, certo di saper trovare un’indicazione, un suggerimento, un aiuto fraterno e disinteressato.

Pol Roberto

Pol Roberto, per vent’anni presidente della scuola materna San Pio X, che ha saputo trasformare in una sorta di famiglia allargata, ponendola, per progetti educativi proposti, all’avanguardia e all’attenzione nazionale, è persona di alti valori morali ed umani e di grande sensibilità e disponibilità. Profondamente vicino alle persone, da anni aiuta, con l’amore e la vicinanza di un padre premuroso, un ragazzo che si trovava in situazione di seria difficoltà. Lo fa nel silenzio, evitando con ogni mezzo di apparire, al solo scopo di regalare un sorriso, nella convinzione che la propria vita abbia più senso se vissuta con cuore aperto e profonda umanità e disponibilità verso il prossimo. Per il suo modo di essere e di esserci, Roberto, che è stato anche presidente dell’Oratorio San Pio X e che ha messo i propri talenti e il proprio cuore a disposizione delle persone, che in lui vedono un punto di riferimento, un amico, una persona sulla quale fare affidamento per ogni necessità, è sicuramente esempio di uomo che, tendendo agli altri, ha fatto del bene comune il suo più importante messaggio di vita.

Busetto Stefano

Stefano Busetto, pur tetraplegico a seguito di incidente stradale , non ha mai smesso di continuare a voler vivere e a sognare per se e per gli altri un mondo più giusto e migliore. Per questo, nonostante la disabilità, ha continuato con forza e perseveranza la propria attività di organizzatore di eventi sportivi e di momenti di aggregazione per i giovani di Pieve di Soligo e non solo, sia in ambito parrocchiale che laicale. Già presidente – ora presidente onorario – del circolo NOI “Beato Giuseppe Toniolo”, tra le altre tante cose fatte, ha ideato e realizzato “Pieve Games”, con il quale è riuscito ad attirare appassionati dall’intera Regione. Insostituibile punto di riferimento nell’organizzazione della sfida calcistica tra le Contrade del Contà e del Trevisan, giunta quest’anno alla diciottesima edizione, Stefano, sempre disponibile all’aiuto, è per giovani e meno giovani, per quanto sa dare e fare e per come da e fa, un baluardo e un bene collettivo preziosissimo.

Schiavon Antonia

All’età di 78 anni, Antonia Schiavon inizia a frequentare la scuola materna della Parrocchia di Santa Maria di Feletto, collaborando con le insegnanti nella creazione di piccoli lavori manuali per i bambini. Dall’esperienza positiva per la signora e per i bambini prende avvio, in maniera spontanea, un laboratorio di attività didattiche strutturate dove Antonia diviene per tutti “Nonna Antonietta”, la “Nonna dei bambini”. Nel giro di poco tempo il suo entusiasmo e il suo agire contagiano altre nonne, gli anziani della casa di riposo e Antonia si ritrova ad essere il perno del “laboratorio dei nonni”. Tiene i contatti con tutti, prepara i materiali necessari ai lavori, condivide le sue scelte con gli insegnanti, alla stregua di una brava e collaborativa collega. Grazie anche a lei, la presenza degli anziani nella scuola materna si carica sempre più di significato, sia per quanto riguarda gli aspetti relazionali che l’apprendimento e si trasforma in risorsa, posta a disposizione dei più piccoli e della collettività intera, con ricaduta benefica notevole anche per le famiglie degli anziani. Dalla progettazione didattica, in breve tempo si è passati a porre in essere un innovativo progetto psicopedagogico denominato “Incontro tra le generazioni”, presentato alla Regione del Veneto nel 1996 e che per la sua valenza ed originalità si è meritato l’erogazione di contributi utili a finanziare la costruzione del moderno edificio che ospita, oggi, il Centro Infanzia “Girotondo delle età”, ultimato nel 2002. Grazie a questo progetto, di cui Antonia è stata una delle ispiratrici, la presenza degli anziani è oggi strutturata all’interno della scuola materna ed è continuativa nel tempo. Essa garantisce l’interazione con i bambini attraverso l’attuazione di diverse attività dentro gli spazi della scuola, mettendo al primo posto la valenza delle relazioni umane nonno-bambino. Il progetto, più volte oggetto di seminari e convegni in sede nazionale e internazionale è stato oggetto anche di un apposito convegno tenutosi il 29.04.2013 in sede di Comunità Europea. Antonia, alla veneranda età di 100 anni, è sempre lì, con i suoi bambini, a collaborare con la scuola per due volte alla settimana, mettendo a disposizione dei piccoli e della collettività la sua abilità e creatività.

Tonon Michele

Circa tre anni orsono, durante la sua attività lavorativa presso il Compartimento ferroviario di Padova, rimaneva folgorato da una scarica di 3000 volts che gli procurava la perdita totale degli arti superiori e ustioni in gran parte del corpo. Salvò la vita, sentendosi miracolato. Dopo un lungo periodo di cure e riabilitazioni, Michele, che fa parte dell’Associazione Nazionale Bersaglieri di Conegliano e che al sociale aveva dedicato gran parte della sua giovane vita pre-incidente, è ritornato, silenziosamente, ad offrire alla collettività la sua disponibilità, il suo altruismo, il suo talento musicale, ponendosi al servizio delle persone e della collettività, dove è divenuto punto di riferimento prezioso e importante per molti, che a lui si rivolgono con fiducia, sapendo di trovarsi davanti un uomo che, tendendo agli altri, mai sa negare il proprio sincero e concreto aiuto.

Matteo Bottecchia

Matteo, laurea triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, specializzazione in Politica Internazionale e Diplomazia, master in Euro progettazione, dal 2013 collabora come volontario con Medici con l’Africa CUAMM all’ufficio progetti, e da aprile 2014 diventa Country Desk per la Sierra Leone. Conosce bene i progetti e i volontari e per questo a settembre, quando la situazione legata all’emergenza ebola, precipita e si rende necessario il rinforzo del team che sta fronteggiando la situazione sanitaria in loco, si offre volontario e un mese dopo, ottobre 2014 parte per la Sierra Leone, con il compito di assistenza al capo progetto, in campo logistico e amministrativo. In piena epidemia ebola, fa la spola fra la capitale Freetown e Pujehun, dove Medici con l’Africa CUAMM gestisce l’ospedale. Matteo si occupa anche di fornire cibo, farmaci, materiale di protezione, trattamenti sanitari e materiale di costruzione per i centri di isolamento. Vive fianco a fianco con i volontari e i locali e attraverso un blog ( http://diariodaebola.blog.rainews.it ) tiene aggiornati in Italia e nel mondo sulla situazione, raccontandoci la sua e le altre storie di un’umanità mediatica ma, nel reale, sconosciuta. Ora, che i media hanno spento i riflettori sull’emergenza ebola, Matteo è rimasto in Sierra Leone. Vicino a questa gente e a quella terra piagata e piegata dal dramma che le ha sconvolte continua a dare il suo contributo di solidarietà, di speranza, di umanità e di vita. Perché anche ora “…non è l’arma scintillante a combattere la battaglia, ma il cuore del guerriero…”, come ha scritto il prestigioso giornale TIME, che dedicando agli uomini come Matteo la copertina del mese di luglio, li ha proclamati, e noi ci associamo, “ Person of the year 2014”.

Menzione Speciale al territorio

Medaglia del Presidente del Senato della Repubblica

A tutti i cittadini del Comune di Refrontolo (TV)

Per aver saputo perseguire, tutti insieme, la crescita della propria comunità, intervenendo sui disagi locali, diffondendo i valori della tolleranza, della solidarietà, della comunione tra le diverse appartenenze, la comunità vivibile, l’umanità del vivere e per essere riusciti, con il loro agire, a divenire esempio da imitare, contribuendo così a migliorare e a far crescere la società nella quale viviamo e operiamo.

Menzione Speciale al territorio

Medaglia della Presidente della Camera dei Deputati della Repubblica

Scuola Primaria “Collegio Immacolata” città di Conegliano (TV)

Per il tangibile, fattivo, concreto impegno in favore della crescita e lo sviluppo nelle giovani generazioni della cultura dell’accoglienza, della solidarietà, della tolleranza, del rispetto dell’uomo e della persona”.

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