Premio Civilitas 2014
Dario Fo

Dario Fo nasce a Sangiano (VA) il 24 marzo 1926. Giovanissimo, si trasferisce a Milano dove frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nei primi anni di apprendistato, la sua attività è fortemente caratterizzata dall’improvvisazione. Sul palco, inventa, lì per lì, storie che lui stesso recita in chiave farsesca e satirica. Dal 1952 comincia a collaborare con la Rai: scrive e recita per la radio le trasmissioni del “Poer nano”, monologhi che vengono poco dopo rappresentati al Teatro Odeon di Milano. Dalla collaborazione con due grandi del teatro italiano, Franco Parenti e Giustino Durano, nascono nel 1953 “Il dito nell’occhio”, uno spettacolo di satira sociale e politica, e nel 1954 “Sani da legare”, dedicato alla vita quotidiana nell’Italia dei conflitti politici. Nel 1959, con la moglie Franca Rame, fonda un gruppo teatrale che porta il suo nome: inizia il periodo delle censure reiterate da parte delle istituzioni di allora. La coppia scrive dei testi per “Canzonissima”, poi, nel 1963, lascia la Rai e torna al Teatro. Costituiscono il gruppo Nuova Scena, che si propone di sviluppare un teatro fortemente alternativo ma nello stesso tempo popolare. Quasi contemporaneamente viene tentate l’esperienza del cinema.

Alla stagione teatrale 1969-1970 appartiene “Mistero buffo”, forse l’opera più famosa di Dario, che sviluppa la ricerca sulle origini della cultura popolare. Nell’originale e geniale operazione di Fo, i testi riecheggiano il linguaggio e il parlato medioevale, ottenendo questo risultato tramite un miscuglio di dialetto “padano”, di espressioni antiche e di neologismi creati dallo stesso Fo.

E’ il cosiddetto “Grammelot”, uno stupefacente linguaggio espressivo di sapore arcaico, integrato dalla plastica gestualità e dalla mimica dell’attore.

Nel 1969 Dario Fo fonda il “Collettivo Teatrale la Comune”, con il quale, nel 1974, occupa a Milano la Palazzina Liberty, uno dei luoghi centrali del teatro politico di controinformazione.

Dopo la morte del ferroviere Pinelli, mette in scena “Morte accidentale di un anarchico”. Dopo il colpo di stato in Cile scrive “Guerra di popolo in Cile”: un tributo al governo di Salvador Allende, che però, in qualche modo allude anche, e neanche troppo velatamente, alla situazione politico-sociale che si stava vivendo in Italia.

Nel 1977, dopo un lunghissimo esilio televisivo durato circa 15 anni, Dario, con la moglie Franca, torna sugli schermi. La carica dissacratoria non si è esaurita e i suoi interventi sono sempre provocatori e tendono ad incidere sulla realtà.

Chi lo conosceva esulta, chi lo aveva solo sentito nominare, vedendolo scopre la straordinaria bravura dell’attore, la grande maestria dello scrittore, il coraggio e la forza di un uomo che non ha paura di raccontare per far riflettere, per cercare di far comprendere, per dare una mano alla crescita e al cambiamento della società alla quale appartiene.

“Un giullare solo contro il paese”, titolano i giornali dell’epoca.
Per incidere socialmente Dario non ha, però, certo atteso il rientro in televisione.

Negli anni ha, infatti, continuato a scrivere, a lanciare le sue idee al mondo, a produrre per il teatro.

Ricordiamo, tra le tante uscite “ Morte e resurrezione di un pupazzo”, del 1971, “Guerra di popolo in Cile” del 1973, “La giullarata”, 1975, e “Non si paga, non si paga”, del 1974, opera strettamente legata al contesto storico e politico del tempo, in cui Dario Fo invita lo spettatore ad assumere uno sguardo attento e critico sulle cose, anticipando, nel testo, molte delle difficoltà che la società italiana avrebbe di lì a poco incontrato.

Nel 1978, a Londra (Piccadilly) va in scena “Morte accidentale di un anarchico” con Gavin Richards. Il successo è tale che la compagnia è costretta a ripetere le recite per ben tre anni. All’inizio del 1984 la stessa opera va in scena a Broadway. Il Dipartimento di Stato americano concede alla coppia Fo-Rame (per assistere al debutto), su intervento del presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, il visto d’ingresso per sei giorni, con il divieto assoluto di allontanarsi da New York. Le idee per un mondo nuovo e diverso fanno paura e nessuno ancora sa che saranno proprio queste idee quelle con cui dovremmo in seguito confrontarci, per scegliere tra una società che guarda all’uomo e ai suoi valori e quella che guarda al solo valore del profitto.

Nel 1987 Fo pubblica il “Manuale minimo dell’attore” e nel 1992 “Johan Padan a la descoverta de le Americhe”, straordinario monologo in cui come in Mistero buffo, l’autore utilizza un grammelot padano-veneto per raccontare la storia di un fuggitivo dall’inquisizione che accompagna Cristoforo Colombo nel suo quarto viaggio nel Nuovo Mondo.

Nel 1997 “per avere emulato i giullari del Medio Evo, flagellando l’autorità e sostenendo la dignità degli oppressi“, riceve il Premio Nobel per la Letteratura.

“Dario Fo”, si legge nel comunicato ufficiale della Fondazione Nobel, “con un misto di riso e di serietà ci apre gli occhi sugli abusi e le ingiustizie della società, aiutandoci a collocarli in una prospettiva storica più ampia“.

Pochi sanno che Franca e Dario decidono, pressoché all’istante, di devolvere l`intero ammontare del Premio (1.650.000.000 lire) a favore dei disabili.

Nasce così il Comitato “Il Nobel per i disabili”, diretto da Franca Rame.
L’assegnazione del Nobel provoca però voci di dissenso.

Lui, che ama il mondo e la sua gente e che ben conosce come la polemica faccia parte dei “giochi del mondo”, non se ne cura e come premio Nobel mette il suo prestigio e la sua fama al servizio dell’umanità, lanciando un’ iniziativa contro la Direttiva sulla brevettazione di organismi viventi proposta dal Parlamento Europeo, trasformandosi in una sorta di “testimonial” della campagna lanciata dal Comitato Scientifico Antivivisezionista e da altre associazioni europee, intitolata “Per opporsi al brevetto dei geni non occorre essere dei geni”.

Dopo il Nobel, che non lo appaga assolutamente, ma anzi lo stimola ancor di più e maggiormente nel suo impegno di letterato, di attore e, soprattutto, di uomo, Dario continua nelle sue produzioni e nelle sue lotte di impegno sociale.

Il 7 aprile 2004 il Ministero della Cultura e della Comunicazione della Repubblica Francese lo nomina a Commandeur des Arts et des Lettres.

Il 12 dicembre dello stesso anno, in occasione dell’anniversario della strage alla Banca dell’Agricoltura a Milano Dario e la moglie Franca organizzano, con i comitati familiari delle vittime delle stragi, “Il treno della memoria”, un viaggio itinerante, con quaranta arazzi dipinti di quattro metri per tre, issati su lunghe aste e più di quattrocento sagome semoventi che ricordano le vittime della strategia della tensione.

Dopo l’’attentato alle torre gemelle la coppia, inseparabile nell’arte, nella vita, nell’impegno civile e sociale, pubblica su Cacao, la newsletter di Jacopo, il loro figlio, un lungo articolo, “Dai una possibilità alla pace” dove, tra le altre cose si denunciano gli speculatori che si sono approfittati di questa strage.

Sono costretti a difendersi, a spiegare. Riescono a vincere, perché l’impegno sociale dei due e il loro messaggio verso il bene comune è più forte del buffo mistero chiamato interesse.

Il 14 settembre 2002 Dario, sempre con Franca al fianco, è in piazza con Don Ciotti per sostenere i diritti dei carcerati.

Nel gennaio 2012, con Aldo Cazzullo, Gianni Vattimo, Giuliano Pisapia e altri, Fo aderisce all’iniziativa “Adotta una parola” promossa dalla Società Dante Alighieri a sostegno della lingua italiana: “Gibigianna” è la parola scelta dal Premio Nobel.

Nel 2013, con Il Comitato Nobel per i Disabili, Dario partecipa alla costruzione dell’Ecovillaggio Solare patrocinando la Casa delle Diverse abilità, una casa pensata come luogo di sperimentazione delle più avanzate tecnologie che permettono a persone diversamente abili di poterla abitare in modo autonomo. E’ aperta anche una sottoscrizione per raccogliere sponsor.

In tutto questo tempo, come sempre, ha continuato a studiare, scrivere e dipingere ogni giorno, appassionandosi in particolare alla storia dell’arte, a rielaborare proprie opere di anni più o meno lontani o rendendo omaggio a grandi maestri del passato.

Ha continuato però, soprattutto, la sua battaglia personale per lasciare ai giovani e ai meno giovani un mondo che sia specchio dell’uomo in favore dell’uomo, di una società che guardi alla vita e all’uomo, in cui la parola civiltà risuoni nel suo primordiale significato di crescita di tutti, per tutti, tutti insieme.

A Dario Fo, che in questo momento non possiamo non accumunare alla sua compagna di una vita, Franca Rame (1928 – 2013), scrittrice, attrice di teatro, che con lui ha dato vita ad uno dei sodalizi più importanti della storia teatrale del nostro secondo novecento;

che è stato insignito di:

– Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte (1977);

– titolo di Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito Educativo e Culturale Gabriela Mistral (Cile);

– titolo di Commandeur des Arts et des Lettres (riconoscimento concessogli dalla Repubblica Francese),

che ha ottenuto:

– nel 1981 il premio Sonning, assegnato biannualmente a personalità europee che si siano distinte nel campo culturale;

– nel 1997 il Premio Nobel per la letteratura;

– vari e svariati riconoscimenti in ogni parte del mondo,

che può vantare numerose lauree honoris causa (citiamo, tra le tante, quella ricevuta dall’Università di Wolverhampton – Inghilterra centrale – e di Foggia, tra le italiane),

viene assegnato il Premio Civilitas 2014, con la seguente motivazione:

PER IL SUO IMPEGNO COSTANTE E NON VIOLENTO, PORTATO AVANTI, ATTRAVERSO L’ARTE, LA LETTERATURA, IL TEATRO, LA SOLIDARIETA’, IN FAVORE DELL’UOMO E DELL’UMANITA’ INTERA.

E PER AVER FAVORITO, CON QUESTO IMPEGNO, LA CRESCITA DELLA CONSAPEVOLEZZA DI COME LA RICERCA DEL BENE COMUNE COSTITUISCA ELEMENTO FONDANTE, PIETRA MILIARE, VALORE INALIENABILE E IRRINUNCIABILE PER IL FUTURO DEL MONDO E PER LA PACE TRA I POPOLI.

Menzioni alla memoria

Gottardi Giuseppe

Anima della Protezione Civile regionale e provinciale, membro di rilievo dell’Associazione Nazionale Carabinieri e guida, per oltre dodici anni, degli «Angeli del Giro», i volontari che garantiscono la sicurezza della manifestazione sportiva ciclistica più importante d’Italia, Giuseppe (Bepi) Gottardi era una figura di spicco e di rilievo del volontariato e dell’impegno civile coneglianese. Non diceva mai di “no”, Bepi, di fronte al bisogno delle persone, perché lui, uomo tutto d’un pezzo, spinto da grande passione, animato e legato a valori e principi autentici, sosteneva che “i meno fortunati”, per i quali, non di rado, si spendeva in incognito, ”hanno il diritto di poter almeno sorridere”.

Questo era lo spirito che lo animava, che lo ha visto operare, con umanità, competenza e passione in ogni luogo dove c’era da portare aiuto, come in Abruzzo, durante l’immane tragedia che ha colpito questa terra e in Emilia, in qualità di “capo campo”, dopo il devastante terremoto. Preparato e sempre disponibile, Bepi era anche marito, papà, nonno amorevole e sempre presente.

Presente ai suoi cari anche quando era lontano, perché per lui la famiglia costituiva valore e bene irrinunciabile, dal quale traeva la forza e l’esempio per portare avanti il suo cammino di impegno sociale. Si è spento a 67 anni, dopo essere stato “carabiniere”, come amava ricordare con orgoglio e per 40 anni agente di commercio nel settore alimentare.

Si è spento a 67 anni, lasciando in chi ha avuto la fortuna di averlo vicino, e non solo, un vuoto incolmabile e un esempio straordinario di come la ricerca del bene possa portare e condurre gli uomini, nell’accezione più vera e concreta del termine, all’interno di quella storia che merita di essere raccontata e tramandata, per l’esempio incancellabile, autentico e concreto che il tempo, seppure tiranno, non potrà mai cancellare.

Rosolen Angelo

 Luminare dell’Oncoematologia pediatrica dell’azienda ospedaliera di Padova, città dove aveva conseguito la laurea e la specializzazione (in Pediatria nel 1988, ed in Oncologia nel 1995), Angelo Rosolen,  legatissimo a Vittorio Veneto e alla provincia di Treviso, dirigeva anche la Clinica pediatrica di Udine. Figura di riferimento, operativo nella fondazione Città della Speranza, con la quale ha collaborato raggiungendo risultati di rilievo internazionale, Angelo Rosolen si è dedicato per tutta la vita alla cura e alla ricerca sui tumori infantili con competenza professionale, rigore scientifico e soprattutto grande, grande umanità.

Per i suoi piccoli pazienti e per i loro genitori, che giocavano con il suo nome, era il secondo angelo custode, l’amico cui affidare, con serenità e fiducia, i sogni, le speranze, la voglia di vivere e di continuare a vivere.

Visiting Fellow alla Pediatric Branch del National Cancer Institute, Bethesda, USA, dal 1987-1991; dirigente medico, responsabile degli studi biologici per i linfomi non-Hodgkin e per i sarcomi delle parti molli per l’Aieop, dal 1991, membro del Comitato Etico di Pediatria e quindi dell’Azienda ospedaliera-Università di Padova dal 1994,  coordinatore del gruppo linfomi pediatrici dell’International Bfm-Study group e membro del Comitato coordinatore dei protocolli linfomi Aieop, professore a contratto nella Scuola di pediatria e nella Scuola di genetica dell’Università di Padova, membro dell’American Association for Cancer Research e dell’International Network for Cancer Treatment and Research, Angelo Rosolen aveva capacità mediche ed umane straordinarie e un cuore grande che lo avvicinava alla gente ed alle persone con semplicità e affabilità, lasciando in tutti il ricordo di un uomo, che pur nel suo difficile lavoro, sapeva toccare il cuore.

Non poteva essere diversamente, considerato che, diceva, “non bisogna mollare mai … perché la vita”, spiegava … “non può piegarsi alle difficoltà e alla malattia, che già ti tolgono, ma deve sempre tendere alla gioia e alla speranza, che spesso hanno il potere di aiutare e fare molto di più della cura”.

Un messaggio, questo, che, assieme al suo straordinario vissuto, non può essere perduto e deve essere lasciato in perenne consegna alla collettività che lo ha avuto vicino … e non solo a questa. 

Annita Leuratti rappresenta un esempio limpido e conosciuto di testimonianza concreta e quotidiana dei valori di civiltà e cittadinanza nelle differenti situazioni di vita e di lavoro.  Giunta a Conegliano nei primi anni settanta per completare il proprio percorso di studi, ha, da allora nel coneglianese, spendendo la propria esistenza in scelte professionali e di vita dedicate alle persone fragili e in difficoltà. E’ stata fisioterapista, formatrice, dirigente, presidente in ambito professionale, coniugando alla laboriosità tipica del territorio dove viveva la tenacia e la fermezza che le venivano dalle sue origini tosco-emiliane e in particolare dalla famiglia ancorata a solidissimi valori umani, religiosi e civili.

E’ deceduta nel dicembre 2013, quando era presidente della Cooperativa Insieme Si Può, che aveva contribuito a far nascere vent’anni prima, accompagnandola nella crescita e nell’evoluzione, con la convinzione ed il proposito di dare a tutti, indistintamente, dignità di vita e di lavoro.

Non è possibile ritrarre Annita in termini aggettivali, perché lei è stata donna di sostanza e solo parole che dicono e raccontano di “cose” e “azioni” le si adattano e danno giusta memoria del suo impegno sociale, che ha saputo farsi dono generoso e coraggioso, senza risparmio di sé, nella comunità, che l’ha vista protagonista nel volontariato, nell’associazionismo, nell’imprenditoria sociale.

Entusiasmo, coraggio ed esempio, determinazione, responsabilità, impegno, testimonianza, solidarietà e generosità, pacatezza, discrezione e dialogo, vitalità, sobrietà e modestia, tenacia, energia e cordialità l’hanno accompagnata, sempre, nella ricerca del bene comune e delle persone. 

De Zan Padre Dino

Padre Dino De Zan ha operato per 44 anni come medico e missionario in uno dei quartieri più poveri e degradati di Bogotà (Colombia). Lo ha fatto andando oltre lo spirito sacerdotale che lo animava,  lavorando con tutte le sue forze, senza risparmiarsi, per dare risposte alle persone che gli erano vicine. Si è opposto con forza, per il bene collettivo, alle bande di guerriglieri locali, strappando spesso alla violenza e a un destino tragico molti giovani, ai quali ha poi offerto la possibilità di poter godere di un futuro dignitoso. Grazie alla sua caparbietà sono nati:

– tre centri medici, in grado di fornire interventi nelle varie discipline sanitarie e di distribuire giornalmente oltre 400 pasti giornalieri;

– centri di formazione professionale e culturale per oltre 2.500 ragazzi, molti dei quali sottratti  alla delinquenza hanno ora una prospettiva di vita serena.

La vita di Padre Dino De Zan ci parla di umiltà, coraggio, tenacia, attenzione alle persone più fragili e povere.

Sapeva essere contemporaneamente testimone del messaggio evangelico di pace e fratellanza e persona concreta, operativa, severa, a volte rude di fronte a ipocrisie, incoerenze ed ingiustizie.

Voleva essere testimone e per esserlo si è fatto testimonianza, perseguendo il bene collettivo e, ad ogni costo, la dignità per ogni uomo.

Per il suo impegno è stato insignito, nel 2005, dal Presidente della Repubblica italiana del titolo di Commendatore, con il riconoscimento dell’Ordine della Stella della Solidarietà.

Ferretto Giuseppe

Professionista molto noto e stimato in città,  disponibile e amichevole con tutti Ferretto Giuseppe è diventato notaio giovanissimo. Aveva aperto il suo primo studio a Conegliano nel 1978,  a soli 27 anni, in via Pittoni. Poi si  era spostato negli uffici più centrali di viale Carducci. Uomo dalla grande cultura, dalla straordinaria sensibilità e umanità,  ha saputo divenire per la città ed il suo territorio, anche con riferimento alle attività di volontariato e associazionismo, dove ha dimostrato una disponibilità non comune, un sicuro punto di  riferimento. Tra le tante iniziative che lo hanno visto attivo protagonista, ricordiamo, in particolare, il gratuito aiuto di consulenza che forniva presso lo sportello casa del Comune e  l’entusiasmo appassionato con il quale collaborava nell’Associazione Dama Castellana. “Era impossibile non volergli bene”, hanno commentato in moltissimi, saputo del suo decesso. “Non tanto per il suo modo di esercitare, con uno sguardo sempre rivolto alle persone, la professione notarile, che lo ha reso famoso e benvoluto”, hanno spiegato, “quanto, piuttosto e soprattutto, per il suo silenzioso saper essere uomo tra gli uomini e per gli uomini”. Con ciò tributandogli, a nostro avviso, l’onore più grande per un cittadino. 

Giovani emergenti

Leonardo De Carlo                                                                              

Diplomatosi ragioniere al “Marco Fanno” di Conegliano, dopo aver conseguito a Padova la laurea triennale (fisica) consegue a Roma, presso l’Università la Sapienza, la laurea specialistica in matematica. Dopo aver conseguito varie borse di studio, appassionato di ricerca, si reca a Marsiglia presso la locale Università per un anno. Al suo rientro in Italia, scopre di essere stato selezionato dall’Università di  Edimburgo  e, contestualmente, dall’Università dell’Aquila per un dottorato. Sceglie quest’ultima, preferendo coltivare i suoi sogni e le sue passioni di ricercatore nel paese natale, anche come segno di speranza per la sua giovane generazione. A L’Aquila, Leonardo, classe 1983, è uno dei 36 giovani, provenienti da tutto il mondo, selezionati per studiare fisica delle astro particelle, matematica nelle scienze naturali, sociali e della vita, informatica e studi urbani al Gran Sasso Science Institute, scuola di alta formazione e centro di studi avanzati attivata dall’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) del Gran Sasso. Accanto al premio Nobel Carlo Rubia studia e lavora assieme ad altri 35 colleghi  provenienti da vari paesi europei ed extraeuropei (Belgio, Brasile, Canada, Francia, Russia, Georgia, Germania, India, Macedonia, Regno Unito, Turchia, Vietnam),  utilizzando competenze e strutture di alta specializzazione esistenti nel paese Italia. Di lui e dei suoi amici il presidente della Regione Abruzzo ha detto: “questi giovani rappresentano il nostro futuro”. Perché, aggiungiamo noi, è nella conoscenza e nella competenza  resa disponibile a tutti, che si costruisce un  domani nuovo e migliore. 

Marangoni Silvia

Residente a Oderzo, Silvia, che fa parte del Gruppo Sportivo della Polizia Penitenziaria, a Taipei (Taiwan), nel 2013, dando l’ennesima prova di padronanza tecnica ed incisività stilistica, si è laureata per la decima volta campionessa mondiale di pattinaggio artistico nella specialità inlain.

E’ l’ottavo titolo mondiale consecutivo, che si va ad aggiungere ad un palmares che  l’ha vista e la vede trionfare in Italia ed in Europa. Quello praticato da Silvia è  uno sport che richiede agli atleti un continuo ed intenso lavoro di preparazione e duri sacrifici, che lei ha saputo e sa affrontare quotidianamente nella consapevolezza che nessun risultato è impossibile se cercato e coltivato con la caparbietà, l’impegno e l’abnegazione. Silvia, che non si nega mai, soprattutto ai suoi concittadini e considera la famiglia elemento indispensabile nella vita di ogni uomo, è profondamente vicina alle persone che vivono la quotidiana difficoltà, dimostrando, con ciò, sensibilità ed umanità che la pongono, non su un irraggiungibile piedestallo, ma piuttosto in mezzo alla gente come stimolo ed esempio nel perseguimento del vivere, nella voglia di combattere per raggiungere e realizzare, nella valorizzazione della persona. A questo proposito, significativa è la sua dedica subito dopo il conseguimento del decimo titolo mondiale: ”a tutte quelle persone che oggi sono senza lavoro e a tutti gli imprenditori in difficoltà oggi, a causa della crisi”. 

Merotto Laura

Laura Merotto, ingegnere aerospaziale di Col San Martino (TV), dove vive la sua famiglia, si è laureata nel 2005 al Politecnico di Milano con una tesi dal titolo Caratterizzazione chimico-fisica di polveri nanometriche di alluminio e correlazione con le proprietà balistiche di propellenti solidi alluminizzati.

Durante la tesi ha svolto uno stage presso l’Istituto Guido Donegani di Novara, occupandosi di analisi chimico fisiche di polveri nanometriche di alluminio, utilizzate come additivi in propellenti per la propulsione spaziale.

Dopo la laurea, alla quale è seguito un brillante dottorato, ha continuato ad occuparsi di ricerca nell’ambito della propulsione spaziale, lavorando presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali del Politecnico di Milano. E’ stata coinvolta in progetti di ricerca internazionali nell’ambito della propulsione aerospaziale, quali i programmi PF7 ORPHEE (Operative Research Program on Hybrid Engine in Europe) e SPARTAN (SPAce exploration Research for Throatable Advanced eNgine) ed è  intervenuta più volte in diversi congressi internazionali (CEAS, EUCASS, Space Propulsion…).

In particolare, si è occupata di indagini sperimentali e di simulazione numerica di processi di combustione in endoreattori ibridi (hybrid rocket engines, HRE) e di caratterizzazione balistica di combustibili solidi innovativi per la propulsione spaziale ibrida.

Per il suo lavoro, ha ricevuto importanti riconoscimenti nazionali e internazionali, tra i quali ricordiamo l’AIAA Best Paper 2011 e il Premio ITWIIN (Associazione Italiana Donne Inventrici e Innovatrici) 2012 Miglior Innovatrice, con il progetto “Nello spazio con la cera”. E’ stata inoltre finalista al Premio EUWIIN 2013 (European Women Inventors & Innovators Network)

Costituisce con la sua volontà, e la sua determinazione, uno stimolo e un autorevole esempio da imitare per l’intera collettività. 

Civiltà nella comunità

Talpelli Marta 

Antropologa, Marta Talpelli è impegnata nell’attività oggetto della sua laurea con la PopEye-Ethnovisual Association, un network di ricercatori e film-marker europei ed extraeuropei,  attivo nel campo dell’antropologia, delle arti visive, del giornalismo, impegnato nella produzione di documentari di carattere multidisciplinare. Segue, inoltre, come assistente alla ricerca, in collaborazione con l’Università di Rochester (NY), un progetto riguardante la salute di una comunità montana in Italia.

All’impegno nello studio Marta, fin da giovanissima, ha affiancato un impegno continuativo e costante nel volontariato.

Prima come animatrice nei Grest, poi, a partire dal 2008 (esperienza che continua tutt’oggi) come Direttrice del Coro Giovani presso la Parrocchia di San Pio X in Conegliano.

Crescendo ha allargato i suoi confini e anche il suo impegno. Gli interessi nel campo dell’antropologia e quelli più profondi del portare aiuto alle persone, soprattutto nel campo della tutela alla salute, l’hanno portata in India, Kenya, Tanzania, Siria e Turchia, dove collabora con l’ONLUS “Una mano per un sorriso”- For Children, a sostegno dell’infanzia nel mondo.

E ancora, l’hanno portata a impegnarsi per l’associazione “Ogni giorno per Emma ONLUS”  nella raccolta di fondi da destinare alla ricerca sull’atassia di Friedreich.

Nella quotidianità, da identificarsi nella normalità della vita di cittadina, Marta Talpelli, per molti sicuro punto di riferimento,  mai disdegna di portare il suo aiuto  e di regalare il suo sorriso a chiunque a lei si rivolga. 

Padovan Silvano 

Silvano Padovan è un infermiere laureato che  opera presso l’Ospedale di Vittorio Veneto.

Come testimoniano i numerosi attestati ricevuti, egli, nel suo lavoro ospedaliero, viene indicato come persona  dall’innata capacità di relazionarsi, che, con il suo sostegno, rende il percorso verso la normalità della vita più umano e dignitoso.

Non c’è però solo il lavoro ospedaliero per Silvano.

Egli si dedica, infatti, anche all’I.S.A.VI.CO., associazione che si occupa di persone stomizzate.

Lo fa con così grande intensità e generosità, andando oltre  il suo essere infermiere per scelta e vocazione, che molti, dopo averlo incontrato, lo hanno definito presenza insostituibile, sorridente e incoraggiante, sentita come entità salvifica, che rasserena e in qualche modo concilia, col mistero, spesso inclemente, dell’esistenza.

Persona discreta, lontana dall’apparire, conscia dell’importanza della solidarietà e del valore dell’uomo, Silvano Padovan,  con il suo essere e il suo agire  rappresenta sicuramente l’esempio più alto e concreto di come sia possibile credere in un uomo diverso e migliore e di come sia raggiungibile il puntellamento di una società traballante, dando senso all’uomo e al suo destino.

Giulia Bareato Perini 

Infaticabile presidente dell’Associazione ex internati, Giulia Bareato Perini, per tutti “mamma Giulia”, da anni si adopera e si prodiga perché la memoria dell’olocausto e dell’internamento non si cancelli e la storia di un triste periodo divenga strumento per la costruzione di un futuro di solidarietà, fraternità e pace. Lo fa spendendosi nelle scuole, dove porta anche cimeli, lettere e ricordi,  rendendosi disponibile ad incontri con i giovani, collaborando con le Associazioni cittadine e non solo.

Testimone di impegno comunitario, di moralità e rispetto,  di umanità  verso chi ha bisogno, concedendosi e concedendo, sovente senza preoccuparsi di assumere in proprio eventuali oneri, Giulia è testimone nel servizio, dove, sapendo farsi ultima se necessario, in modo quasi sempre invisibile, è costantemente presente, svolgendo ogni compito con contaminante gioia, serietà, grande impegno e  volontà  di unire al di sopra delle incomprensioni.

Collabora con la parrocchia di San Martino nella distribuzione di generi alimentari, fa visita alle persone ammalate nelle case di riposo e negli ospedali e, cosa che pochi conoscono, anche organizzando, presso la sua azienda agricola,  giornate per i ragazzi disabili e i loro familiari, dove cerca di favorire la socializzazione, il rispetto della diversità, il senso dello stare insieme superando stereotipi e barriere.

Il “fare comunità” e il far crescere la comunità  è  il suo chiaro obiettivo e alla comunità, dando senza chiedere, lei si dona, giorno dopo giorno, nella continua ricerca del bene di tutti. 

Tall Die

La cosa che maggiormente stupisce in Tall Die, afferma chi la conosce, è il suo inguaribile ottimismo, il suo sorriso contagioso, il suo non fermarsi mai di fronte alla difficoltà dell’esistenza. “Lei è davvero una donna che può riuscire a migliorare la vita delle persone e regalare luce al mondo”, aggiungono.

Presidente dell’Associazione Liguey Diem Kanam, lavora instancabilmente per aiutare le tante donne immigrate, senegalesi e non, ad integrarsi nella comunità coneglianese, offrendo, non solo aiuti materiali, ma opportunità di incontro e di confronto e impegno costante affinché ognuna delle sue sorelle possa realizzarsi al meglio nella nuova realtà sociale dove si trova a vivere ed operare.

Die arriva e corre ovunque ci sia qualcuno che ha bisogno d’aiuto, senza sottrarsi dal lavoro pesante, dall’avversità del tempo, riuscendo ad essere risorsa nella differenza, ricchezza nella difficoltà, integrazione nell’alterità.

Tutto questo lo fa da mamma di 7 figli,  con alle spalle un carico di lavoro familiare non indifferente, che però, a dimostrazione che nulla è impossibile se sorretto dalla volontà,  non le impedisce di essere esempio e stimolo positivo, di raggiungere ed aiutare mensilmente una media di 400 – 500 persone, di cui un centinaio sono bimbi sotto i 18 anni d’età.

 “Dobbiamo lavorare per poter crescere. Dobbiamo essere solidali per essere un vero popolo”, sostiene, regalandoti il suo sorriso ed il suo grazie, che assieme alla sua opera rendono meno duro e più lieve l’ogni giorno di molti e costituiscono straordinario esempio di integrazione e di umanità. 

Campello Augusta 

Già maestra elementare, da sempre innamorata dell’istruzione e dei ragazzi, Augusta ancor oggi, alla sua non trascurabile età si dedica ai ragazzi, aiutandoli, a titolo gratuito, nella preparazione di esami di riparazione, interrogazioni e compiti e, a sentire molti di loro, anche nello studio universitario.

Non è nuova Augusta a queste cose. Lo faceva già nel dopoguerra, quando a Calalzo insegnava gratuitamente ai ragazzi del sanatorio, allora presente in questa ridente cittadina bellunese.

Donna dalle grandi e straordinarie doti umane e morali, da sempre volontaria del C.I.F. (Centro Femminile Italiano), sostenitrice convinta che la terza età costituita una nuova possibilità, Augusta Campello, proprio alla terza età dedica molte delle sue energie. A casa sua, dal 2002, dopo averlo tenuto per anni presso l’Oratorio di Visnadello, Augusta, annualmente, organizza un corso – ovviamente gratuito – di cultura generale per anziani.

Persona umile e poco propensa alla ribalta, ha saputo costruire nel tempo, intorno a se, una rete di solidarietà e sostegno, che nel nome della cultura, ha saputo unire ed unisce persone di generazioni diverse che, pur di andare  ad ascoltarla, hanno imparato la forza dello stare insieme, dell’aiutarsi, del collaborare, dell’essere, in breve, comunità solidale.

Bambini

Gruppo Vocale Giovanile Novo Concento di Conegliano 

Il Gruppo Vocale nasce all’interno dei corsi di formazione musicale Novo Concento per iniziativa del M° Luciano Borin. Suo obiettivo principale è quello di costruire una realtà musicale-pedagogica alternativa alle più diffuse scuole di musica, proponendo come primaria attività quella di educare i ragazzi al canto. Sua filosofia cardine è la considerazione che il canto sia l’espressione più completa e naturale del “fare musica”. Attraverso il canto, il bambino prima e l’adolescente poi, può sperimentare se stesso come vero strumento musicale, scoprire la propria voce come veicolo di emozionalità ed espressività, legare popoli e genti, avvicinare persone, diffondere energia, sentimenti di socialità e di collettiva unione. L’attività corale del Gruppo, negli ultimi anni ha visto le ragazze esibirsi in numerose rassegne sia nazionali che internazionali, ottenendo ovunque riconoscimenti e consensi. Di fronte al successo, che spesso può trasformare, le giovani del gruppo, però, mai hanno perso di vista il valore dello stare insieme, dell’essere propositivo strumento per diffondere i valori dell’amicizia e della solidarietà  e sono riuscite a diventare, per la città di Conegliano e  per molte associazioni prezioso strumento per lanciare al mondo, attraverso il canto, il messaggio della pace e dell’amicizia tra genti e popoli.

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